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Manutenzione Ordinaria Preventiva Dei Quadri Fotovoltaici
La manutenzione preventiva dei quadri elettrici negli impianti fotovoltaici è una pratica essenziale per garantirne l’affidabilità, la sicurezza e la continuità operativa nel tempo. In un contesto in cui gli impianti sono chiamati a durare anche oltre i 25 anni, diventa fondamentale prevenire l’insorgere di guasti piuttosto che intervenire a danno già fatto. Questo tipo di manutenzione, chiamata anche manutenzione non invasiva, non comporta l’arresto prolungato dell’impianto, salvo per alcune verifiche più tecniche, e può essere effettuata secondo una programmazione periodica, in genere annuale.
Durante l’ispezione visiva, il tecnico incaricato valuta l’integrità dell’involucro del quadro, la presenza di segni di surriscaldamento, eventuali infiltrazioni di acqua o condensa, così come danni da roditori o insetti. Le condizioni ambientali in cui il quadro opera possono infatti accelerare il degrado dei materiali e compromettere, se non rilevati in tempo, l’intera funzionalità del sistema.
Il controllo delle protezioni elettriche riveste una funzione cruciale. In particolare, gli scaricatori di sovratensione devono essere ispezionati per verificarne la continuità operativa: essi hanno una vita utile limitata e, una volta esaurita la capacità di assorbimento, perdono la funzione protettiva senza necessariamente darne immediata evidenza. In alcuni modelli, esistono indicatori visivi di fine vita, ma spesso è necessario l’uso di strumentazione apposita per verificarne lo stato. Similmente, i diodi di blocco, deputati a evitare che la corrente fluisca nel senso inverso lungo una stringa in caso di guasto, devono essere testati periodicamente: un diodo in corto circuito o interrotto può compromettere l’intera stringa o addirittura creare situazioni di pericolo.
Gli organi di manovra, quali interruttori e sezionatori, devono essere manovrati ciclicamente per evitarne il grippaggio. In ambienti polverosi o umidi, i contatti possono ossidarsi e perdere efficienza, causando surriscaldamenti localizzati anche per passaggi di corrente contenuti. Un intervento preventivo in tal senso evita guasti che, se trascurati, possono portare a interruzioni del servizio o, nel peggiore dei casi, a incendi.
Anche i cablaggi interni, spesso trascurati, richiedono attenzione. È necessario verificarne il serraggio dei morsetti, il deterioramento dell’isolamento dei conduttori e la presenza di tensioni meccaniche sui cavi che potrebbero, nel tempo, danneggiarne le connessioni. Questa verifica richiede il fuori servizio temporaneo del quadro, da programmare con attenzione per ridurre i disagi operativi.
Infine, il controllo elettrico degli apparati come il relé di isolamento, fondamentale nei sistemi flottanti, e la verifica delle protezioni di interfaccia, ove presenti nel quadro in alternata, completa la manutenzione ordinaria. Nel contesto normativo attuale, in particolare secondo la Norma CEI 0-21, tali protezioni devono essere certificate e verificate periodicamente anche secondo quanto previsto dalla delibera ARERA 786/2016/R/eel per gli impianti con potenza superiore a 11,08 kWp.
Queste operazioni devono essere affidate a personale qualificato, dotato degli strumenti di misura idonei e conoscenze specifiche sulle architetture fotovoltaiche e i relativi dispositivi di protezione.
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La Disposizione Dei Componenti All’interno Del Quadro Fotovoltaico
La disposizione dei componenti all’interno del quadro elettrico fotovoltaico non è solo una questione estetica o funzionale, ma ha implicazioni dirette su affidabilità, manutenibilità e sicurezza. Nei sistemi installati in esterno, l’involucro del quadro deve garantire un grado di protezione IP65 o superiore, resistente agli agenti atmosferici e alle radiazioni UV, preferibilmente con uno schermo termico se soggetto a insolazione diretta.
Nella parte inferiore del quadro, si collocano generalmente le morsettiere di ingresso e uscita, gli scaricatori di sovratensione e le connessioni di terra. Questa scelta progettuale non è casuale: la parte bassa è infatti più facilmente accessibile per le connessioni, e gli scaricatori, essendo elementi soggetti a sostituzione periodica, devono essere raggiungibili senza difficoltà.
Al contrario, i diodi di blocco sono collocati nella parte superiore, montati su dissipatori che consentano una buona dispersione del calore. Questi componenti, che devono sopportare passaggi di corrente significativi, generano calore durante il normale funzionamento, e richiedono quindi una ventilazione naturale o forzata sufficiente, soprattutto in climi caldi.
I cablaggi interni devono essere disposti ordinatamente, con curve dolci e fascettature non serrate eccessivamente per evitare danni agli isolanti. Il rispetto delle distanze minime tra i componenti consente di evitare surriscaldamenti locali e semplifica le ispezioni periodiche.
Quando il quadro è dotato di strumenti di misura – voltmetri, amperometri o contatori di energia – è prassi consolidata il loro montaggio sulla controporta del quadro. Ciò consente al tecnico di leggere i valori elettrici senza dover aprire completamente il vano operativo, riducendo il rischio di contatto accidentale con parti in tensione.
Un aspetto importante, spesso trascurato, è l’etichettatura dei componenti interni. Utilizzare serigrafie permanenti, possibilmente riportate anche sul coperchio protettivo trasparente che copre le sbarre e i componenti attivi, consente una rapida identificazione durante le fasi di ispezione e intervento, riducendo il rischio di errori.
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Le Funzioni Dei Quadri In Corrente Continua Negli Impianti Fotovoltaici
Nei sistemi fotovoltaici, il quadro in corrente continua rappresenta uno degli elementi centrali per il collegamento, la protezione e il monitoraggio delle stringhe fotovoltaiche. La sua progettazione deve tener conto della configurazione generale dell’impianto, del numero di stringhe, della tipologia di inverter e della presenza o meno di accumulo.
La prima funzione di questi quadri è quella di connettere e parallelare elettricamente più stringhe, operazione che avviene mediante morsetti sezionabili, oppure – nei casi di maggiore corrente – mediante sbarre di parallelo. Il parallelo delle stringhe deve essere eseguito in modo tale da mantenere l’equilibrio tra le tensioni, evitando il flusso di corrente indesiderato tra stringhe differenti, potenzialmente dannoso.
I diodi di blocco servono proprio a impedire il riflusso di corrente tra stringhe in caso di ombreggiamento parziale o guasti, proteggendo la resa complessiva dell’impianto. Accanto a questi si trovano gli scaricatori di sovratensione, che agiscono contro le sovratensioni indotte da fulmini o manovre sulla rete. È sempre più diffusa la pratica di installare SPD combinati (modulo FV/terra e positivo/negativo), che assicurano una protezione più completa.
Una funzione importantissima, in particolare per i sistemi non collegati a terra (floating), è quella del controllo dell’isolamento. Le norme CEI EN 62109-2 richiedono che l’inverter sia in grado di rilevare perdite verso terra e segnalare condizioni di rischio. Nei quadri moderni, è sempre più frequente trovare moduli specifici per il monitoraggio dell’isolamento o interfacce per l’acquisizione da remoto, integrati con i software di supervisione dell’impianto.
Il sezionamento delle stringhe, pur non obbligatorio per motivi strettamente tecnici (la corrente di corto è poco più della nominale), è previsto in quasi tutti i quadri, grazie all’impiego di interruttori unipolari per stringa o gruppi di stringhe. Questa soluzione consente un’operatività più rapida in caso di manutenzione, senza dover isolare l’intero campo FV.
Nei piccoli impianti stand-alone, i quadri possono includere anche regolatori di carica e sistemi di controllo per le batterie, rendendo l’unità più compatta ma allo stesso tempo più complessa dal punto di vista termico e gestionale. Per questi motivi, una ventilazione adeguata e una manutenzione frequente diventano imprescindibili.
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I Quadri In Corrente Alternata Degli Impianti Fotovoltaici
I quadri in corrente alternata si trovano sia negli impianti stand-alone sia in quelli connessi alla rete, e svolgono un ruolo chiave nel garantire il corretto trasferimento dell’energia prodotta verso le utenze o la rete pubblica.
Negli impianti off-grid, il quadro in alternata ha funzione prevalentemente distributiva: protegge le linee in uscita e può ospitare un contatore per misurare l’energia generata e consumata. In questi contesti, è buona norma dotare il quadro di dispositivi di protezione differenziale e magnetotermica, particolarmente importanti in assenza di protezioni centralizzate di rete.
Diverso è il caso degli impianti grid-connected, dove il quadro di alternata assume un ruolo più complesso. Nel caso in cui l’impianto preveda un inverter centralizzato, il quadro in alternata ha il compito di raccogliere l’intera potenza prodotta e trasferirla alla rete, passando per le protezioni di interfaccia. Secondo le normative attuali, questi sistemi devono essere certificati CEI 0-21 o CEI 0-16 a seconda della tensione di connessione, e possono includere dispositivi come SPI (Sistemi di Protezione di Interfaccia) con controllo remoto da parte del distributore.
Nelle architetture multi-inverter, invece, si adottano soluzioni modulari: ogni stringa di inverter è connessa ad un quadro secondario, che funge da punto di raccolta parziale. Questi quadri secondari vengono poi convogliati verso un quadro generale, che esegue il parallelo finale. Questo approccio, tipico degli impianti superiori ai 100 kW, consente una maggiore flessibilità e facilita gli interventi di manutenzione, potendo isolare porzioni limitate dell’impianto senza spegnere l’intera installazione.
La misura dell’energia prodotta, un tempo affidata esclusivamente a contatori elettromeccanici, oggi è gestita da sistemi digitali certificati MID, spesso integrati con moduli di comunicazione che ne permettono la trasmissione dei dati a portali online, dashboard di monitoraggio o sistemi SCADA.
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La Tenuta Del Registro Di Manutenzione Negli Impianti Fotovoltaici
Uno degli strumenti più sottovalutati, ma al tempo stesso più efficaci per la gestione efficiente di un impianto fotovoltaico, è il registro degli interventi di manutenzione. Questo documento, cartaceo o digitale, rappresenta la memoria storica dell’impianto e consente di tracciare con precisione tutte le attività svolte, le anomalie riscontrate e le prestazioni nel tempo.
Nel registro devono essere annotati non solo gli interventi effettuati, ma anche la data, il tecnico responsabile, l’esito del controllo e, se possibile, i valori misurati. In caso di anomalie ricorrenti, il registro permette di individuare pattern, agevolando la diagnostica predittiva.
La normativa UNI 7129-8 per la manutenzione degli impianti fotovoltaici, pur non essendo obbligatoria per tutti gli impianti, fornisce un valido riferimento operativo per la redazione e gestione di tali registri. Alcuni gestori energetici e operatori ESCo adottano portali di manutenzione remota che integrano il registro elettronico, anche in conformità con la normativa ISO 50001 sulla gestione dell’energia.
In particolare, per impianti dotati di sistemi di accumulo, è essenziale registrare anche i cicli di carica/scarica, la capacità residua delle batterie, e le condizioni ambientali di esercizio, che influiscono direttamente sulla vita utile del sistema di storage.
Per concludere, il registro non è un semplice obbligo burocratico: è uno strumento gestionale strategico, che se utilizzato correttamente permette di prolungare la vita dell’impianto, aumentarne la resa e ridurre i costi di manutenzione straordinaria.











