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Comprendere cosa significa “classe energetica” e perché è importante
Quando si parla di classe energetica di un immobile, ci si riferisce a un indice sintetico che descrive le sue prestazioni energetiche complessive, ovvero quanta energia è necessaria per garantire comfort termico, illuminazione, acqua calda sanitaria e, in alcuni casi, raffrescamento. In Italia, dal 2021, è in vigore un nuovo sistema di classificazione introdotto con il recepimento della Direttiva Europea 2018/844 e del D.M. 26 giugno 2015 aggiornato, che suddivide gli edifici in classi dalla G (la peggiore) alla A4 (la migliore).
Questa classificazione è riportata nell’Attestato di Prestazione Energetica (APE), documento obbligatorio in caso di compravendita o locazione di un immobile. L’APE non è solo una formalità burocratica: rappresenta la “carta d’identità energetica” dell’edificio, utile a capire quanto esso sia efficiente e quanto incida sulle spese di gestione annuali.
Un edificio in classe G può consumare fino a dieci volte più energia rispetto a uno in classe A4. Questa differenza si traduce non solo in bollette molto più alte, ma anche in un maggiore impatto ambientale e in un valore di mercato più basso. Infatti, con l’evoluzione delle politiche europee verso edifici a emissioni quasi zero (nZEB), gli immobili inefficienti saranno sempre più penalizzati, sia in termini fiscali che di rivendibilità.
Oggi il concetto di riqualificazione energetica non è più legato soltanto al risparmio economico, ma anche alla conformità normativa e alla sostenibilità ambientale. Migliorare la classe energetica di un immobile significa quindi investire sul proprio comfort, aumentare il valore patrimoniale e ridurre l’impatto ambientale.
Inoltre, il Piano europeo “Fit for 55” e la revisione della Direttiva EPBD prevedono che entro il 2030 la maggior parte degli edifici residenziali raggiunga almeno la classe E, con successivi innalzamenti obbligatori. Questo implica che, nei prossimi anni, molti proprietari saranno chiamati a eseguire lavori di riqualificazione per mantenere la vendibilità e la conformità dei propri immobili.
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Le strategie di intervento per migliorare la classe energetica
Per migliorare concretamente la classe energetica, bisogna agire su più fronti: isolamento termico, impianti, produzione di energia rinnovabile e gestione intelligente dei consumi. L’obiettivo è ridurre il fabbisogno energetico annuo e, di conseguenza, le emissioni di CO₂.
Uno degli interventi più incisivi è l’isolamento dell’involucro edilizio. Questo include la posa di un cappotto termico sulle pareti esterne, la coibentazione del tetto e del solaio verso ambienti non riscaldati. L’isolamento riduce drasticamente le dispersioni termiche, mantenendo la temperatura interna più stabile e diminuendo la potenza richiesta dagli impianti di riscaldamento o raffrescamento.
Anche la sostituzione degli infissi con modelli ad alte prestazioni (doppi o tripli vetri basso emissivi, telai a taglio termico) contribuisce in modo importante al miglioramento della classe energetica. Infissi obsoleti possono infatti essere responsabili fino al 25-30% delle dispersioni.
Sul fronte impiantistico, la sostituzione di una vecchia caldaia con una pompa di calore aria-acqua o geotermica può ridurre i consumi di oltre il 50%, specialmente se abbinata a pannelli fotovoltaici con sistema di accumulo. Anche le caldaie a condensazione restano un’opzione valida per chi non può passare a un sistema full-electric, soprattutto in condomini.
La produzione di energia da fonti rinnovabili, come fotovoltaico e solare termico, è oggi quasi imprescindibile per raggiungere le classi più alte. In combinazione con sistemi di domotica e building automation per il controllo intelligente della climatizzazione, dell’illuminazione e degli elettrodomestici, si ottiene un’ulteriore ottimizzazione dei consumi.
Va considerata anche la ventilazione meccanica controllata (VMC), che consente il ricambio d’aria con recupero di calore, migliorando la qualità dell’aria interna senza penalizzare l’efficienza energetica. Questo è particolarmente importante negli edifici molto isolati, dove il ricambio naturale è ridotto.
Ogni intervento ha un peso specifico diverso sul miglioramento della classe energetica. In molti casi, per passare da una classe bassa (es. G) a una medio-alta (es. C o B), è necessario combinare più soluzioni: isolamento, impianti efficienti e rinnovabili.
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Detrazioni fiscali e incentivi aggiornati al 2025
Uno degli aspetti che ha reso più appetibile la riqualificazione energetica negli ultimi anni è la disponibilità di incentivi fiscali. Tuttavia, rispetto al periodo del Superbonus 110%, la situazione è cambiata sensibilmente.
Nel 2025, il quadro degli incentivi è il seguente:
- Superbonus: dal 2024 è stato ridotto al 70% e nel 2025 scende al 65% per i condomìni e gli edifici plurifamiliari con unico proprietario. Resta l’obbligo di migliorare di almeno due classi energetiche (o arrivare alla massima possibile) e la necessità di un’asseverazione tecnica.
- Ecobonus: confermato per interventi di efficientamento energetico su singole unità immobiliari, con percentuali che vanno dal 50% al 65% a seconda dell’intervento. Ad esempio, la sostituzione di infissi ha una detrazione del 50%, mentre pompe di calore e caldaie a condensazione di classe A con termoregolazione evoluta possono arrivare al 65%.
- Bonus ristrutturazioni: 50% per lavori edilizi che comprendono anche interventi di efficienza, con tetto di spesa fino a 96.000 euro per unità immobiliare.
- Conto Termico 2.0: incentivo diretto (non detrazione) per la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con sistemi a pompa di calore, caldaie a biomassa e per l’installazione di solare termico.
- IVA agevolata: al 10% per lavori di riqualificazione e installazione di impianti.
Un aspetto importante da considerare è che lo sconto in fattura e la cessione del credito sono stati fortemente limitati. Nel 2025 restano possibili solo in casi specifici (ad esempio lavori per barriere architettoniche o per soggetti con ISEE basso). Questo significa che molti proprietari dovranno anticipare la spesa e recuperare la detrazione negli anni successivi.
Per massimizzare l’uso degli incentivi, è fondamentale una pianificazione integrata degli interventi, spesso coordinata da un tecnico che sappia elaborare il cosiddetto pacchetto trainante (come isolamento e sostituzione impianto) e quello trainato (infissi, VMC, fotovoltaico).
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Analisi economica e ritorno dell’investimento
Molti proprietari esitano a intraprendere lavori di riqualificazione per via dei costi iniziali. In effetti, un cappotto termico può costare tra i 150 e i 200 €/m², una pompa di calore di buona qualità può superare i 10.000 euro, e un impianto fotovoltaico da 6 kWp con accumulo può arrivare a 15.000 euro.
Tuttavia, è importante ragionare in termini di ritorno dell’investimento (ROI). Gli interventi di efficientamento energetico non solo riducono le bollette, ma aumentano il valore di mercato dell’immobile. Nel 2025, gli studi di mercato mostrano che un immobile in classe A può valere anche il 20-30% in più di uno simile in classe G, e si vende più rapidamente.
In media, il tempo di ritorno dell’investimento (payback) per interventi mirati varia tra 5 e 10 anni, a seconda del livello di incentivi utilizzati e del tipo di lavori. Gli interventi più rapidi a rientrare sono spesso la sostituzione degli infissi e l’installazione di pompe di calore in abbinamento al fotovoltaico, mentre il cappotto termico richiede tempi più lunghi ma porta a salti di classe più consistenti.
Un’analisi economica completa deve considerare:
- Risparmio annuo sulle bollette
- Benefici fiscali
- Incremento del valore di mercato
- Possibili futuri obblighi normativi che penalizzeranno gli immobili inefficienti
Con il previsto aumento del prezzo dell’energia nei prossimi anni, il vantaggio economico di un edificio efficiente tenderà ad ampliarsi, riducendo i tempi di ritorno dell’investimento.
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Approccio operativo: come pianificare la riqualificazione
Il miglioramento della classe energetica di un immobile non si improvvisa. Richiede un approccio metodico, che parte da un’analisi tecnica e si conclude con l’esecuzione dei lavori in modo coordinato.
Il primo passo è incaricare un professionista certificato (ingegnere, architetto o geometra con abilitazione) per redigere un APE ante-operam e una simulazione degli interventi possibili. Questo permette di capire quali lavori siano più efficaci per il salto di classe desiderato.
Segue la fase di progettazione, in cui si scelgono materiali, tecnologie e fornitori. Qui è cruciale valutare la compatibilità tecnica degli interventi (ad esempio una pompa di calore richiede un impianto di distribuzione adeguato) e la loro sequenza logica per evitare sprechi o lavori doppi.
Infine, l’esecuzione deve essere seguita da una direzione lavori qualificata, con controlli puntuali sulla posa in opera. Un cappotto termico installato male può avere ponti termici e umidità, vanificando gran parte del beneficio atteso.
Al termine, si redige l’APE post-operam per certificare il miglioramento di classe e per documentare agli enti competenti l’accesso alle detrazioni.
In prospettiva, un proprietario che oggi intraprende un intervento di riqualificazione non solo migliora il comfort e riduce le spese, ma si mette al riparo da future restrizioni e penalizzazioni che, con ogni probabilità, diventeranno sempre più stringenti nei prossimi dieci anni.









