Come Scegliere Tra Auto Diesel, A Metano, A Gpl

  1. Se Conosci I Problemi, Eviti Le Sorprese

Quando si tratta di scegliere l’alimentazione del proprio veicolo, spesso ci si affida al passaparola, a una pubblicità accattivante o all’offerta di un concessionario. Ma un’auto non è solo un mezzo per spostarsi: è anche un investimento economico importante, ed è bene che sia sostenibile nel tempo, non solo all’acquisto ma anche nei costi di gestione quotidiani. La spesa per il carburante, infatti, è una delle voci più rilevanti nella gestione annuale di un’automobile. Ecco perché è fondamentale scegliere consapevolmente se acquistare un’auto diesel, a metano o a gpl.

Molti pensano che passare da benzina a un altro tipo di alimentazione garantisca sempre un risparmio. In realtà, le cose sono un po’ più complesse. Ogni tipo di alimentazione comporta vantaggi e svantaggi, a volte legati all’uso specifico che si fa del veicolo (urbano o extraurbano), alla disponibilità di distributori nella propria zona, alla normativa ambientale vigente, o alla manutenzione ordinaria e straordinaria che il motore richiede nel tempo.

Conoscere questi aspetti è essenziale anche in vista dell’acquisto di un’auto bifuel, cioè a doppia alimentazione (come benzina/metano o benzina/gpl), che consente maggiore flessibilità, ma impone una valutazione più attenta in termini di manutenzione e autonomia. A questo si aggiunge il fatto che il contesto normativo e ambientale è in continuo mutamento: sempre più città italiane stanno imponendo limitazioni alla circolazione dei veicoli più inquinanti, e molte Regioni stanno incentivando forme di mobilità alternativa.

Dunque, come orientarsi tra diesel, metano e gpl? Qual è la scelta giusta oggi e, soprattutto, domani?

 

  1. Auto Diesel: Gli Svantaggi Dell’Alimentazione A Gasolio

Il motore diesel ha rappresentato per anni la soluzione ideale per chi percorreva molti chilometri, in particolare su strade extraurbane o autostrade. Il minor consumo di carburante rispetto alla benzina, unito a una buona coppia motrice, lo ha reso particolarmente amato dai pendolari e da chi viaggia per lavoro. Tuttavia, negli ultimi anni il diesel ha subito una forte battuta d’arresto, soprattutto a causa delle normative europee sempre più stringenti in tema di emissioni inquinanti.

Un punto critico per le auto diesel di nuova generazione, in particolare per quelle omologate Euro 5 e Euro 6, è la presenza del filtro antiparticolato (FAP o DPF). Questo dispositivo, introdotto per limitare le emissioni di polveri sottili (PM10), necessita di essere periodicamente rigenerato, ossia “ripulito” dai residui della combustione. Tale operazione avviene automaticamente quando il motore raggiunge temperature elevate e lavora a regimi costanti: condizioni che, purtroppo, sono difficili da ottenere nell’uso cittadino, fatto di stop-and-go e basse velocità.

Se il filtro non riesce a rigenerarsi da solo, si rischia l’intasamento e la necessità di un intervento in officina, con costi che possono superare anche i 700 euro in caso di sostituzione del DPF. A questo si aggiunge il fatto che molti motori diesel utilizzano oli motore a bassa cenere (low SAPS), che sono molto costosi e devono essere sostituiti più frequentemente, soprattutto se si guida spesso in città. Una sostituzione può superare tranquillamente i 120 euro.

Negli ultimi anni, per rispettare i limiti delle norme Euro 6d e successive, molte auto diesel sono dotate anche del sistema SCR con iniezione di AdBlue, una soluzione a base di urea che riduce gli ossidi di azoto (NOx). Anche se il costo dell’AdBlue è contenuto (circa 0,50 €/litro), il liquido va rabboccato periodicamente, e in caso di esaurimento l’auto non parte.

Ma c’è di più: sempre più città italiane, seguendo l’esempio europeo, stanno introducendo blocchi permanenti alla circolazione dei diesel, anche recenti. Milano, Torino e Bologna hanno già annunciato restrizioni che entreranno in vigore tra il 2025 e il 2027, soprattutto nelle Zone a Emissioni Controllate (ZEC) e Zone a Traffico Limitato Ambientale (ZTL-A). E alcuni incentivi alla rottamazione oggi premiano chi abbandona il diesel in favore di auto ibride, elettriche o a gas.

In sintesi, sebbene il diesel possa ancora essere una scelta sensata per chi percorre più di 30.000 km l’anno su percorsi extraurbani, per un uso prevalentemente cittadino è oggi una scelta rischiosa e costosa, non solo per la manutenzione, ma anche per le crescenti limitazioni alla circolazione.

 

  1. L’Auto A Metano: Il Gas Naturale, Ideale Per Le “Bifuel”

Le auto a metano, o più precisamente a gas naturale compresso (CNG), sono da anni una delle opzioni più convenienti dal punto di vista dei costi per chilometro. Il metano, infatti, è uno dei carburanti più economici in assoluto: nel 2025 il suo prezzo medio è tornato a livelli contenuti, attorno a 1,30-1,60 €/kg, dopo il picco registrato durante la crisi energetica del 2022. Inoltre, il rendimento energetico del metano è elevato: un’auto che percorre 14 km/l a benzina riesce a fare circa 22 km/kg di metano, con un costo per chilometro che può scendere anche sotto i 7 centesimi.

Dal punto di vista ambientale, il metano è uno dei carburanti più puliti, grazie a emissioni molto basse di CO₂ e assenza di polveri sottili. È anche inodore, non tossico e più leggero dell’aria, quindi tende a disperdersi rapidamente in caso di fuga. Proprio per questo motivo, contrariamente a quanto si crede, le auto a metano possono parcheggiare nei garage sotterranei, se l’impianto è omologato secondo la normativa ECE R110.

Tuttavia, ci sono anche limiti importanti. Il più significativo riguarda la rete di distribuzione, che oggi conta poco più di 1.000 distributori su tutto il territorio nazionale (dati aggiornati al 2025). Non solo sono pochi, ma sono distribuiti in modo non uniforme, con carenze soprattutto al Sud e nelle aree interne. Inoltre, per motivi di sicurezza, in Italia è ancora vietato l’autoservizio: bisogna sempre affidarsi a un operatore, e gli orari dei distributori possono creare disagi, soprattutto nei weekend e durante le ferie estive.

Altro elemento da considerare è l’autonomia: un pieno di metano difficilmente consente di superare i 300-350 km, anche nei modelli più efficienti. Per questo, le auto a metano sono sempre bifuel: il motore funziona anche a benzina, permettendo di proseguire il viaggio anche quando il metano finisce. Ma viaggiare a benzina è ovviamente meno conveniente.

Infine, il metano è un carburante secco che tende ad aumentare la temperatura di combustione e può portare a un’usura anticipata delle valvole e delle sedi valvolari, specialmente nei motori non progettati appositamente per questo tipo di alimentazione. Il problema si manifesta dopo 60.000-100.000 km, ma si può mitigare con un’alimentazione alternata (utilizzando la benzina ogni tanto) e con l’uso di lubrificanti aggiuntivi.

 

  1. L’Auto A Gpl: Una Buona Alternativa Per Risparmiare

Tra le alimentazioni alternative, il gpl (gas di petrolio liquefatto) rappresenta una delle soluzioni più equilibrate tra costo, autonomia, diffusione e manutenzione. Il prezzo medio del gpl nel 2025 è intorno a 0,80-0,85 €/litro, con leggere oscillazioni stagionali. Rispetto alla benzina, il risparmio alla pompa è significativo: una percorrenza di 12-13 km/litro di gpl corrisponde a un costo al km di circa 6,5-7 centesimi, con un risparmio di circa il 50% rispetto alla benzina.

Uno dei maggiori vantaggi del gpl è la capillarità della rete di distribuzione. In Italia ci sono oltre 4.300 impianti, presenti in modo omogeneo su tutto il territorio e in tutte le autostrade. Inoltre, a differenza del metano, è consentito il rifornimento self-service, ormai diffuso anche nelle ore notturne grazie a pompe automatiche.

L’autonomia offerta dal gpl è un altro punto di forza. Un serbatoio toroidale da 50 litri (montato al posto della ruota di scorta) consente circa 400-500 km, mentre uno cilindrico da 80-100 litri può arrivare fino a 900 km, permettendo viaggi lunghi senza rifornimenti frequenti.

Tuttavia, anche il gpl ha i suoi limiti. Il principale è il calo di potenza, in genere tra il 5% e il 10%, soprattutto nei motori aspirati. Questo effetto è meno marcato nei propulsori turbo. Inoltre, anche il gpl è un combustibile secco che può causare usura precoce delle valvole, specialmente su motori progettati per la sola benzina. I danni si manifestano con sintomi come battiti in testa o perdita di compressione, e la loro riparazione può costare anche oltre 1.000 euro.

Per prevenire questi problemi, è fondamentale alternare l’uso del gpl alla benzina, ad esempio facendo partire il motore sempre a benzina e percorrendo almeno 5 km ogni 100 a gpl, soprattutto in autostrada. L’uso di additivi lubrificanti specifici per gpl può inoltre ridurre l’usura meccanica.

Da non trascurare, infine, gli incentivi regionali che spesso includono anche le auto a gpl. In molte città, esse sono esentate dai blocchi del traffico e godono di agevolazioni sul bollo auto per i primi cinque anni. Tuttavia, è sempre bene verificare caso per caso, poiché ogni Regione ha politiche diverse.

 

  1. Calcoliamo Il Risparmio: I Prezzi A Confronto

Vediamo ora, con un esempio concreto, come cambiano i costi per chilometro a seconda del carburante utilizzato. Ipotizziamo un’auto con prestazioni medie su un percorso misto urbano/extraurbano:

  • Benzina: consumo di 15 km/l, prezzo medio 1,85 €/l → 12,3 cent/km
  • Diesel: consumo di 18 km/l, prezzo medio 1,75 €/l → 9,7 cent/km
  • Gpl: consumo di 13 km/l, prezzo medio 0,85 €/l → 6,5 cent/km
  • Metano: consumo di 22 km/kg, prezzo medio 1,45 €/kg → 6,6 cent/km

Come si vede, il metano e il gpl restano i più convenienti, con un risparmio che sfiora il 50% rispetto alla benzina. Il diesel, pur avendo un consumo inferiore, ha un prezzo alla pompa non troppo distante e quindi offre un risparmio più contenuto, che si riduce se si considera la maggiore manutenzione.

Naturalmente, questi numeri sono solo una stima indicativa. Il risparmio reale dipende da quanti chilometri si percorrono all’anno, dalla disponibilità dei distributori, dal tipo di tragitto (urbano o extraurbano), dallo stile di guida e da eventuali agevolazioni fiscali o blocchi alla circolazione imposti dalla propria città.

Per chi percorre meno di 10.000 km all’anno, la differenza tra una benzina e un gpl/metano potrebbe non ripagare l’investimento iniziale. Ma per chi viaggia molto – anche solo 15.000-20.000 km l’anno – le alimentazioni alternative si rivelano quasi sempre vincenti, soprattutto in versione bifuel.