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Comprendere il principio di funzionamento dell’impianto di riscaldamento
Per capire come sfiatare correttamente i termosifoni, è necessario partire dalle basi del loro funzionamento. Un impianto di riscaldamento a radiatori lavora in modo semplice ma preciso: una caldaia, alimentata a gas metano, GPL, pellet o altre fonti, riscalda l’acqua e la invia attraverso un circuito chiuso ai radiatori. Il calore viene ceduto all’aria dell’ambiente tramite irraggiamento e convezione.
Nel tempo, soprattutto dopo la prima accensione stagionale o in seguito a interventi sull’impianto, all’interno dei termosifoni può accumularsi aria. Questo fenomeno è dovuto a diversi fattori: micro-infiltrazioni, dilatazioni termiche dell’acqua, oppure il rilascio di gas disciolti nella rete idraulica. La presenza di aria impedisce all’acqua calda di circolare uniformemente, causando zone fredde (spesso nella parte alta del radiatore) e riducendo l’efficienza termica.
Un radiatore parzialmente pieno di aria non solo riscalda meno, ma costringe la caldaia a lavorare più a lungo per raggiungere la temperatura impostata, aumentando i consumi e, di conseguenza, i costi. Questo significa che sfiatare regolarmente i termosifoni non è solo una questione di comfort, ma anche di efficienza energetica e risparmio economico.
Un altro aspetto fondamentale riguarda la normativa energetica attuale: dal 2015 in Italia è obbligatoria l’installazione delle valvole termostatiche sui radiatori in condomini con impianto centralizzato, mentre dal 2022 alcune regioni richiedono controlli periodici anche sugli impianti autonomi per verificarne l’efficienza e la sicurezza. Mantenere i termosifoni liberi da aria è quindi parte integrante della buona manutenzione.
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Perché lo sfiato è un’operazione indispensabile
Molti utenti sottovalutano la necessità dello sfiato, considerandolo un’operazione secondaria. In realtà, il processo di rimozione dell’aria intrappolata ha conseguenze dirette sul rendimento globale dell’impianto.
Quando nei termosifoni si forma un “cuscino” di aria, l’acqua calda non riesce a occupare tutta la superficie interna del radiatore. Di conseguenza, la trasmissione del calore all’ambiente si riduce. Nei casi più gravi, si può arrivare a situazioni in cui il radiatore rimane freddo per più della metà, nonostante la caldaia funzioni a pieno regime. Questo squilibrio comporta due effetti negativi:
- Maggiore consumo di combustibile: la caldaia deve lavorare più a lungo per compensare la perdita di calore.
- Usura accelerata dei componenti: un impianto che lavora sotto stress può subire danni a pompa di circolazione, valvole e scambiatori.
Dal punto di vista fisico, l’aria intrappolata agisce come un isolante, ostacolando lo scambio termico. Inoltre, nei circuiti in acciaio o ghisa, la presenza di ossigeno aumenta il rischio di corrosione interna, generando fanghi e ossidi che, a lungo andare, possono occludere le tubazioni.
Un segnale chiaro della necessità di sfiato è il gorgoglio o rumore simile a un “ribollire” proveniente dal termosifone, soprattutto nelle prime fasi di riscaldamento. Anche la differenza di temperatura tra la parte alta (fredda) e la parte bassa (calda) è un sintomo tipico.
Infine, va sottolineato che sfiatare non è solo un intervento “correttivo” quando si avverte il problema: è una manutenzione preventiva che andrebbe eseguita almeno una volta l’anno, preferibilmente all’inizio della stagione fredda, prima di avviare l’impianto per un uso intensivo.
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Preparazione all’operazione di sfiato: sicurezza e strumenti
Prima di procedere allo sfiato vero e proprio, occorre predisporre l’ambiente e gli strumenti necessari. Sebbene si tratti di un’operazione relativamente semplice, è importante rispettare alcune regole di sicurezza per evitare danni e garantire un risultato efficace.
Il primo passo è spegnere la caldaia e attendere almeno 30 minuti affinché l’acqua all’interno dell’impianto si raffreddi leggermente. Questo riduce il rischio di ustioni e limita la pressione interna, rendendo lo sfiato più controllato. Negli impianti centralizzati, conviene programmare l’intervento quando il riscaldamento è spento o chiedere all’amministratore di condominio di ridurre temporaneamente la temperatura di mandata.
Gli strumenti indispensabili includono:
- Chiave di sfiato (di solito in ottone o acciaio, reperibile in qualsiasi ferramenta). Alcuni termosifoni moderni consentono l’uso di un semplice cacciavite a taglio.
- Contenitore o bacinella per raccogliere l’acqua che uscirà.
- Panno assorbente per proteggere il pavimento.
- Eventuale guanto termico per maneggiare la valvola se il termosifone è ancora caldo.
È bene posizionare la bacinella sotto la valvola di sfiato, che si trova generalmente nella parte alta del radiatore, opposta al tubo di ingresso dell’acqua calda. A seconda del modello, la valvola può essere manuale o automatica. Quelle manuali richiedono l’intervento diretto, mentre quelle automatiche si aprono e chiudono in autonomia grazie a un piccolo galleggiante interno, ma possono comunque necessitare di controlli periodici.
Un errore comune è sfiatare senza verificare la pressione dell’impianto. Negli impianti domestici a circuito chiuso, la pressione a freddo dovrebbe essere compresa tra 1 e 1,5 bar. Dopo lo sfiato, la pressione può calare, quindi sarà necessario reintegrarla aprendo il rubinetto di carico (presente vicino alla caldaia). Mantenere la pressione corretta è essenziale per evitare malfunzionamenti e blocchi della caldaia.
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Procedura passo-passo per uno sfiato corretto
Una volta pronti, si può procedere con lo sfiato vero e proprio. La sequenza ideale parte dal radiatore più vicino alla caldaia o al punto di ingresso dell’acqua nell’impianto, per poi proseguire verso quelli più lontani. In questo modo, si spinge gradualmente l’aria verso le ultime sezioni del circuito, dove verrà eliminata.
La procedura è la seguente: inserire la chiave di sfiato nella valvola, ruotandola lentamente in senso antiorario. Dopo un giro o due, si sentirà un sibilo: è l’aria che fuoriesce. È importante lasciare uscire tutta l’aria fino a quando non comincerà a uscire un filo d’acqua continuo, senza interruzioni. A quel punto, richiudere la valvola ruotando in senso orario, senza forzare eccessivamente per non danneggiare la filettatura.
Se l’acqua esce con schizzi o accompagnata da microbolle, significa che nel circuito è ancora presente aria disciolta; in questo caso, è consigliabile ripetere lo sfiato dopo qualche ora di funzionamento dell’impianto. In impianti molto vecchi, può essere necessario sfiatare più volte nell’arco di una settimana per stabilizzare la circolazione.
Una volta completato lo sfiato di tutti i radiatori, occorre tornare alla caldaia e verificare la pressione: se è scesa sotto 1 bar, aprire il rubinetto di carico fino a riportarla al valore ideale (generalmente 1,2-1,5 bar). Alcuni modelli moderni di caldaia segnalano automaticamente la necessità di reintegro con un’icona o un messaggio sul display.
È importante sottolineare che, durante la stagione invernale, uno sfiato eseguito correttamente può migliorare la resa termica anche del 15-20%, soprattutto in impianti di grandi dimensioni o con radiatori datati.
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Manutenzione periodica e prevenzione della formazione di aria
Sfiatare è un’operazione risolutiva, ma per limitare la formazione di aria è necessario adottare una strategia di manutenzione preventiva. Esistono diverse soluzioni tecniche che possono ridurre la frequenza di sfiato e migliorare la salute complessiva dell’impianto.
Uno degli interventi più efficaci è l’installazione di disareatori automatici nei punti strategici del circuito, come sulla mandata principale o vicino alla caldaia. Questi dispositivi eliminano automaticamente le microbolle d’aria presenti nell’acqua, riducendo al minimo l’accumulo nei radiatori.
Un altro aspetto fondamentale è il lavaggio periodico dell’impianto. Con il tempo, fanghi e ossidi possono intrappolare aria e ridurre il passaggio dell’acqua. Un lavaggio chimico o meccanico, eseguito da un tecnico qualificato, ripristina la piena capacità di scambio termico. La frequenza consigliata è ogni 5-7 anni per impianti residenziali.
Non va trascurata la qualità dell’acqua: in molte zone italiane, l’acqua è ricca di sali minerali che possono causare incrostazioni. L’uso di inibitori di corrosione e trattamenti anticalcare aiuta a mantenere l’impianto pulito e privo di depositi che favoriscono la formazione di sacche d’aria.
Infine, il controllo periodico delle valvole termostatiche e dei corpi valvola garantisce che il flusso dell’acqua non venga ostacolato. Valvole bloccate o parzialmente chiuse possono creare differenze di pressione che favoriscono l’accumulo di aria nei radiatori.











