La VMC Ha Bisogno Di Prese D’Aria Esterna o Griglie Supplementari?

  1. Introduzione: comprendere il ruolo delle prese d’aria nella VMC

Negli ultimi anni, l’uso della ventilazione meccanica controllata (VMC) si è diffuso enormemente, soprattutto negli edifici residenziali e negli uffici di nuova costruzione o ristrutturati ad alta efficienza energetica. Questo perché la VMC consente di garantire un ricambio d’aria continuo senza dover aprire le finestre, evitando sprechi energetici e migliorando la qualità dell’aria interna.

Uno dei dubbi più comuni tra proprietari di casa, progettisti e installatori riguarda proprio la necessità o meno di prese d’aria esterna o griglie supplementari a servizio dell’impianto. Si tratta di un quesito tutt’altro che banale, perché implica aspetti tecnici, normativi e di efficienza che, se trascurati, possono compromettere il corretto funzionamento dell’impianto o addirittura ridurne la vita utile.

In molti casi, la domanda nasce da un fraintendimento: si tende a confondere la necessità di aperture di ventilazione tipiche degli impianti tradizionali con il principio di funzionamento della VMC centralizzata o della VMC decentralizzata. In un’abitazione dotata di VMC, infatti, il sistema stesso provvede all’aspirazione dell’aria esterna attraverso canali e bocchette dedicate, e non ha bisogno di fessure o fori supplementari a meno di situazioni particolari.

Tuttavia, come vedremo, esistono scenari in cui la presenza di prese d’aria o griglie aggiuntive può essere richiesta, ad esempio per garantire la sicurezza in ambienti con apparecchi a combustione, oppure per motivi di compensazione delle pressioni interne. L’argomento richiede dunque un’analisi approfondita che tenga conto non solo delle logiche impiantistiche, ma anche delle norme vigenti, che sono cambiate significativamente negli ultimi anni.

 

  1. Come funziona la VMC e perché il concetto di presa d’aria è diverso dagli impianti tradizionali

Per capire se una VMC necessita di prese d’aria supplementari, bisogna prima chiarire il suo principio di funzionamento. A differenza della ventilazione naturale, che sfrutta spifferi, griglie e aperture verso l’esterno per favorire il ricambio, la VMC è un sistema chiuso e controllato che gestisce i flussi in ingresso e uscita tramite ventilatori e, spesso, tramite uno scambiatore di calore.

Il cuore dell’impianto è costituito da due circuiti separati:

  • il circuito aria di mandata, che preleva aria fresca dall’esterno, la filtra, eventualmente la riscalda o raffresca tramite lo scambiatore, e la immette negli ambienti di soggiorno;
  • il circuito aria di espulsione, che aspira l’aria viziata dai locali umidi (bagni, cucine) e la convoglia all’esterno.

Questa configurazione rende superflua la presenza di prese d’aria passive come quelle usate negli impianti con ventilazione naturale assistita da griglie, perché il prelievo dell’aria è già integrato nell’impianto. La VMC centralizzata prevede un’unica presa d’aria esterna, ben dimensionata e posizionata in un punto idoneo per evitare contaminazioni (es. lontano da scarichi, camini o zone polverose). La VMC decentralizzata integra la presa d’aria direttamente nella macchina a muro, con passaggio diretto attraverso la parete.

Tuttavia, un errore di dimensionamento o di installazione può portare a perdite di prestazioni. Ad esempio, una presa d’aria troppo piccola o posizionata in un punto con forte turbolenza può ridurre la portata, causando depressioni indesiderate all’interno dell’edificio. In questi casi, alcuni installatori ricorrono a prese o griglie supplementari, ma questa è una soluzione “rimedio” e non la progettazione ottimale.

Dal punto di vista normativo, la progettazione della presa d’aria per VMC è regolata da UNI EN 16798 e da documenti tecnici nazionali che impongono criteri minimi di portata, filtrazione e protezione dagli agenti esterni. Non è previsto, per un impianto ben progettato, che si debbano aggiungere altre aperture verso l’esterno, salvo casi particolari di compatibilità con altri impianti.

 

  1. Quando le prese d’aria supplementari sono davvero necessarie

Esistono situazioni in cui, pur avendo una VMC, è necessario prevedere prese d’aria aggiuntive o altre forme di ventilazione passiva. Una delle più rilevanti riguarda la presenza di apparecchi a combustione non a tenuta stagna, come vecchie caldaie atmosferiche o caminetti aperti.

Questi apparecchi, per funzionare in sicurezza, necessitano di un apporto costante di ossigeno, pena il rischio di combustione incompleta e produzione di monossido di carbonio. La normativa italiana (D.M. 37/2008 e norme UNI-CIG) stabilisce che tali apparecchi siano alimentati solo in locali dotati di aperture permanenti verso l’esterno, indipendenti dal sistema di ventilazione meccanica. Questo significa che, in questi casi, la VMC non può sostituire le prese d’aria previste dalla norma.

Un altro caso riguarda edifici con forte compartimentazione interna o con sistemi di ventilazione parziali. Ad esempio, in una ristrutturazione dove si installa la VMC solo in alcune stanze, le altre possono richiedere aperture per garantire una minima circolazione d’aria. Qui le griglie non servono alla VMC in sé, ma a compensare la distribuzione dei flussi.

Anche la ventilazione di sicurezza per locali tecnici può richiedere prese supplementari. Nei locali dove sono presenti quadri elettrici di grande potenza, batterie di accumulo o apparecchiature che generano calore, la normativa antincendio può imporre un’apertura diretta verso l’esterno per evitare il surriscaldamento, indipendentemente dalla presenza della VMC.

C’è poi un aspetto spesso sottovalutato: in edifici con involucro estremamente ermetico, una VMC mal bilanciata può generare sovrappressioni o depressioni che influenzano il comfort o addirittura la tenuta all’acqua e all’aria di serramenti e giunti. In questi casi, alcuni progettisti inseriscono prese di compensazione, ma sempre come parte di un calcolo aerodinamico preciso, non come soluzione “a sentimento”.

 

  1. Normative, standard e aggiornamenti recenti

Negli ultimi anni il quadro normativo europeo e italiano è cambiato molto per quanto riguarda la ventilazione meccanica. Fino a pochi anni fa, molte norme facevano riferimento allo scambio sul posto come modalità di gestione dell’energia elettrica prodotta da eventuali impianti fotovoltaici che alimentavano la VMC, o utilizzavano valori di portata d’aria ormai superati. Oggi la situazione è più strutturata e aggiornata.

La UNI EN 16798-1:2019 ha sostituito le vecchie UNI EN 13779, introducendo criteri più stringenti per il comfort e la qualità dell’aria interna, con parametri specifici di concentrazione di CO₂, umidità e VOC. Per la presa d’aria esterna della VMC, la norma richiede:

  • posizionamento in zona non contaminata;
  • quota minima da terra o dal tetto;
  • filtrazione secondo UNI EN ISO 16890, con classi di efficienza mirate all’uso (ad esempio ePM1 80% in zone urbane inquinate).

In Italia, il D.Lgs. 48/2020 che recepisce la Direttiva Europea 2018/844 ha posto grande enfasi sull’integrazione della VMC negli edifici ad energia quasi zero (nZEB), sottolineando che il dimensionamento deve evitare infiltrazioni incontrollate. Questo implica che la presenza di prese d’aria non previste dal progetto è un difetto, non un miglioramento, a meno che non sia espressamente richiesto da norme di sicurezza.

Il D.M. 37/2008 resta centrale per la sicurezza degli impianti, stabilendo che in presenza di apparecchi a gas di tipo B (camera aperta) o camini aperti, le aperture di ventilazione sono obbligatorie e non sostituibili dalla VMC.

Infine, il nuovo Regolamento Prodotti da Costruzione (CPR) prevede che anche le griglie e le prese d’aria siano certificate per resistenza agli agenti atmosferici, durabilità e, se installate in compartimenti antincendio, anche per resistenza al fuoco.

 

  1. Progettazione ottimale: evitare prese d’aria inutili e garantire efficienza

La domanda iniziale — “La VMC ha bisogno di prese d’aria esterna o griglie supplementari?” — trova quindi una risposta tecnica chiara: no, se l’impianto è progettato e installato correttamente, tranne nei casi particolari previsti dalle norme di sicurezza o di compartimentazione.

Il vero segreto è un progetto ben calibrato, che consideri non solo la portata d’aria richiesta per gli occupanti e le attività, ma anche le perdite di carico del circuito, la posizione ottimale della presa esterna e l’equilibrio tra mandata ed espulsione. Una VMC sbilanciata può compromettere il comfort termico e acustico, oltre a sprecare energia.

Dal punto di vista della manutenzione, una presa d’aria ben dimensionata e filtrata riduce drasticamente l’ingresso di polveri, pollini e insetti, migliorando la qualità dell’aria interna e riducendo la frequenza di pulizia dei canali. Griglie supplementari non necessarie, invece, possono diventare punti di infiltrazione di sporco, umidità o rumore.

Un altro aspetto fondamentale è l’acustica: le prese d’aria esterne sono punti sensibili per la trasmissione del rumore dall’esterno. Aggiungerne più del necessario significa aumentare il rischio di disturbi, mentre una progettazione con pochi punti controllati consente di inserire silenziatori o condotti fonoassorbenti.

Per questo motivo, i progettisti esperti evitano soluzioni “ibridate” con prese passive, preferendo lavorare sul bilanciamento meccanico del sistema. Solo in contesti molto particolari, come grandi cucine professionali, laboratori chimici o ambienti industriali, si possono inserire prese d’aria dedicate per esigenze specifiche, ma sempre in parallelo con un impianto di ventilazione controllata ben calcolato.