L’isolamento termico migliora la classe energetica dell’edificio?

1. Comprendere la classe energetica e il suo legame con l’isolamento

Quando si parla di classe energetica di un edificio, ci si riferisce a un indice sintetico della sua efficienza energetica, stabilito secondo i parametri previsti dal D.Lgs. 192/2005 e successive modifiche, in recepimento delle direttive europee più recenti, come la EPBD Recast 2018/844/UE. Questa classificazione, indicata nell’Attestato di Prestazione Energetica (APE), è rappresentata da lettere che vanno dalla G (meno efficiente) alla A4 (più efficiente). La scala è stata aggiornata negli ultimi anni per riflettere con maggiore precisione il fabbisogno energetico reale dell’edificio.

L’isolamento termico gioca un ruolo centrale nella determinazione di questa classe, perché riduce le dispersioni di calore in inverno e il surriscaldamento in estate. In un edificio mal isolato, gran parte dell’energia prodotta dall’impianto di riscaldamento o di raffrescamento si disperde attraverso pareti, tetto, pavimenti e infissi, causando consumi elevati. Al contrario, un involucro edilizio ben isolato mantiene più a lungo la temperatura interna desiderata, riducendo il fabbisogno di energia primaria e migliorando così l’indice EPgl,nren (energia primaria non rinnovabile), che è il parametro cardine per la classe APE.

Oggi, con l’attenzione crescente verso il PNRR e gli obiettivi di neutralità climatica fissati al 2050, la questione non è più se l’isolamento incida sulla classe energetica, ma quanto profondamente e in quale misura possa determinare un salto significativo di più classi, con conseguente incremento del valore immobiliare.

 

2. L’isolamento termico come intervento trainante e le normative aggiornate

Negli ultimi anni il legislatore ha posto l’isolamento termico al centro delle politiche di riqualificazione energetica. Con il Superbonus 110% (oggi ridimensionato e in fase di chiusura, con aliquote ridotte e requisiti più stringenti) era considerato intervento trainante: realizzando un cappotto termico su almeno il 25% della superficie disperdente lorda dell’edificio si potevano agganciare altre agevolazioni per impianti fotovoltaici, pompe di calore e sistemi di accumulo.

Con la graduale transizione dalle misure emergenziali a quelle strutturali, l’isolamento resta comunque incentivato tramite Ecobonus ordinario (aliquote fino al 65%), Bonus ristrutturazioni (50%) e misure legate ai fondi europei e regionali. Non meno importante è la Direttiva Case Green, che prevede il miglioramento obbligatorio delle prestazioni energetiche degli edifici nei prossimi decenni, imponendo standard minimi di efficienza e spingendo verso soluzioni come il cappotto termico, l’isolamento del tetto e la sostituzione degli infissi.

Dal punto di vista normativo, l’isolamento va progettato in conformità ai valori di trasmittanza termica limite (U) fissati dal D.M. 26 giugno 2015 – Requisiti minimi e aggiornati periodicamente. Un isolamento efficace consente di raggiungere o superare tali valori, condizione indispensabile per ottenere la detrazione e per migliorare in modo concreto la classe energetica.

 

3. Come l’isolamento influisce sui parametri dell’APE

Per comprendere il legame diretto tra isolamento e classe energetica, bisogna considerare il modo in cui viene calcolato l’Attestato di Prestazione Energetica. Il certificatore energetico valuta diversi fattori: involucro edilizio, impianti di riscaldamento e raffrescamento, ventilazione, produzione di acqua calda sanitaria e contributo delle fonti rinnovabili. Tuttavia, l’involucro incide in maniera determinante, perché è il primo filtro tra l’interno e l’esterno.

Quando si interviene con un cappotto termico sulle pareti esterne, si riduce drasticamente la dispersione termica per trasmissione, abbassando il fabbisogno energetico. Lo stesso avviene isolando il tetto o il pavimento contro terra o verso ambienti non riscaldati. Una riduzione del fabbisogno di energia primaria non rinnovabile di alcune decine di kWh/m² anno può far passare un edificio dalla classe E alla C o dalla D alla B, a seconda delle condizioni di partenza.

Da un punto di vista tecnico, l’isolamento non solo migliora il parametro EPgl,nren, ma agisce anche sulla trasmittanza media dell’involucro e sull’indice di prestazione termica dell’involucro H’T, entrambi cruciali per edifici di nuova costruzione e ristrutturazioni importanti di primo e secondo livello. Questi valori sono oggetto di verifica obbligatoria e il loro miglioramento ha un effetto diretto e misurabile sulla classe energetica.

 

4. Benefici economici e aumento del valore immobiliare

Uno degli aspetti più sottovalutati dell’isolamento termico è l’impatto sul valore di mercato dell’immobile. In un contesto in cui i compratori sono sempre più attenti ai consumi e alla sostenibilità, un edificio in classe A o B può valere fino al 20-30% in più rispetto a un immobile simile ma in classe F o G. Questo perché un edificio efficiente non solo riduce le bollette energetiche, ma offre anche comfort abitativo superiore, assenza di correnti fredde, minore umidità e muffe, e migliore salubrità dell’aria interna.

L’investimento nell’isolamento, quindi, non deve essere visto come un costo a fondo perduto, ma come una spesa che genera un ritorno tangibile in termini di risparmio annuo e di maggiore appetibilità sul mercato. Se a questo si aggiungono le agevolazioni fiscali e i contributi disponibili, il tempo di ritorno dell’investimento si riduce sensibilmente, in molti casi a meno di 10 anni.

Inoltre, in prospettiva futura, la normativa tenderà a penalizzare gli edifici meno efficienti, rendendo più costoso il loro mantenimento o addirittura limitandone l’utilizzo per scopi commerciali o residenziali, come già accade in alcuni Paesi del Nord Europa. Chi investe oggi in isolamento termico si mette al riparo da queste restrizioni.

 

5. Aspetti tecnici e scelte progettuali

L’efficacia dell’isolamento termico dipende non solo dallo spessore e dal materiale isolante, ma anche dalla corretta posa in opera e dall’eliminazione dei ponti termici. Un cappotto mal realizzato, con discontinuità o errori nei giunti, può ridurre drasticamente le prestazioni attese e causare fenomeni indesiderati come condensa interstiziale e muffe.

Le soluzioni più diffuse oggi comprendono materiali come EPS (polistirene espanso), XPS (polistirene estruso), lana di roccia, fibre di legno e aerogel, ognuno con specifiche caratteristiche di conducibilità termica (λ), resistenza al fuoco, traspirabilità e impatto ambientale. La scelta dipende dal tipo di edificio, dal clima locale e dalle esigenze del committente.

In zone climatiche fredde si privilegiano isolanti con bassi valori di λ e maggior spessore, mentre nei climi caldi è importante considerare anche la massa termica e la capacità di sfasamento, per evitare il surriscaldamento estivo. Per edifici storici vincolati, si opta spesso per soluzioni interne o per intonaci isolanti che rispettino l’aspetto architettonico originario.

Un’attenzione particolare va posta alla compatibilità con altri interventi, come la sostituzione degli infissi o l’installazione di impianti fotovoltaici. Intervenire prima sull’involucro permette di dimensionare correttamente gli impianti, evitando di sovrastimarne la potenza e riducendo i costi complessivi.