Quanto Costa Tenere Accesa Una Stufa Elettrica Per 1 Ora?

1. Introduzione: Il Costo Dell’Energia Domestica In Un Contesto Di Transizione

Negli ultimi anni il tema del risparmio energetico è diventato sempre più centrale nelle scelte quotidiane delle famiglie italiane. Complici l’aumento del costo dell’energia, i cambiamenti normativi, e la crescente consapevolezza ambientale, oggi ci si interroga molto più di prima su quanto costi mantenere accesi i propri apparecchi elettrici, specialmente quelli che riscaldano, come le stufe elettriche.

Ma quanto costa davvero tenere accesa una stufa elettrica per un’ora? La risposta dipende da diversi fattori: la potenza dell’apparecchio, la tariffa energetica applicata dal proprio fornitore, l’efficienza dell’isolamento domestico, e persino l’orario di utilizzo.

In questo articolo analizzeremo nel dettaglio tutti questi aspetti, offrendo un quadro aggiornato e completo per aiutare il lettore a prendere decisioni più consapevoli in materia di consumo elettrico per il riscaldamento.

 

2. Il Funzionamento Delle Stufe Elettriche E Le Differenze Tra I Modelli

Le stufe elettriche rappresentano una soluzione diffusa per il riscaldamento rapido e puntuale degli ambienti. A differenza degli impianti centralizzati, esse possono essere accese e spente in modo flessibile, adattandosi alle esigenze momentanee dell’utente.

Esistono varie tipologie di stufe elettriche: a resistenza, a infrarossi, a olio (radiatori), a ventilazione forzata o ceramiche. Ognuna presenta vantaggi e svantaggi, non solo in termini di efficienza, ma anche di consumo energetico e comfort percepito.

Una stufa elettrica tradizionale a resistenza da 2000 watt (2 kW), ad esempio, consuma 2 kWh di energia per ogni ora di utilizzo. La resa termica è generalmente del 100%, poiché tutta l’energia assorbita viene convertita in calore. Tuttavia, l’elevato consumo rende questi apparecchi poco adatti per un utilizzo prolungato o come sistema di riscaldamento primario.

Le stufe a infrarossi, invece, riscaldano direttamente gli oggetti e le persone senza scaldare l’aria, risultando più efficienti in ambienti ben isolati o per utilizzi localizzati (ad esempio in ufficio o in bagno). Anche qui i consumi possono aggirarsi sui 1-2 kWh all’ora, ma con un comfort percepito maggiore e tempi di reazione più rapidi.

 

3. Quanto Costa Davvero Un’Ora Di Stufa Elettrica?

Per determinare quanto costa tenere accesa una stufa elettrica per un’ora, bisogna moltiplicare la potenza dell’apparecchio per il costo dell’energia elettrica al kWh. Facciamo un esempio pratico:

Se la stufa è da 2 kW e il costo dell’energia è di 0,28 €/kWh (media indicativa del mercato tutelato al 2025), il calcolo è semplice:

2 kW × 0,28 €/kWh = 0,56 € all’ora

Naturalmente, il prezzo può variare a seconda del proprio contratto di fornitura. Alcuni utenti, nel mercato libero, pagano tariffe monorarie o biorarie, il che significa che accendere la stufa nelle fasce serali o nei weekend può risultare meno costoso.

Nel caso di una tariffa bioraria, per esempio, il costo medio nella fascia F2/F3 (serale e weekend) può scendere a 0,22 €/kWh, mentre in fascia F1 (ore diurne feriali) può salire a oltre 0,35 €/kWh.

Dunque, per un utilizzo serale, la stessa stufa da 2 kW potrebbe costare:

2 kW × 0,22 €/kWh = 0,44 € all’ora

Questa semplice differenza può tradursi in decine di euro al mese in bolletta, soprattutto in inverno.

Va poi considerato l’effetto moltiplicatore nel caso di più stufe attive in casa o di un uso prolungato. Se si tiene accesa una stufa da 2 kW per 5 ore al giorno, il consumo giornaliero è di 10 kWh, ovvero circa 2,80 € al giorno, che su un mese possono diventare oltre 80 €.

 

4. Confronto Con Altri Sistemi Di Riscaldamento

Le stufe elettriche sono efficienti dal punto di vista della conversione energetica, ma raramente sono la scelta più conveniente in termini economici. Il confronto con altri sistemi di riscaldamento evidenzia chiaramente i limiti di questa soluzione.

Un impianto a pompa di calore aria-aria, ad esempio, può offrire un coefficiente di prestazione (COP) tra 3 e 4. Questo significa che per ogni kWh assorbito dalla rete elettrica, la pompa di calore restituisce tra 3 e 4 kWh termici. In termini di costi, ciò si traduce in una spesa reale di circa un terzo o un quarto rispetto a una stufa elettrica.

Le caldaie a gas metano, ancora diffuse in Italia, offrono un costo termico tendenzialmente più basso, soprattutto se abbinate a impianti a bassa temperatura come i radiatori maggiorati o il riscaldamento a pavimento. Tuttavia, il prezzo del gas è soggetto a fluttuazioni, e nel contesto attuale – con la graduale uscita dal mercato tutelato e gli obiettivi europei di decarbonizzazione – le fonti rinnovabili stanno guadagnando terreno.

Una stufa a pellet, infine, può offrire un equilibrio tra costo contenuto e sostenibilità ambientale, anche se implica una gestione più complessa e costi iniziali di installazione più alti.

Va poi ricordato che alcune soluzioni sono incentivabili: le pompe di calore possono rientrare nei meccanismi di detrazione fiscale (come il Bonus Casa 50%) o negli interventi trainanti per il Superbonus 70% (valido ancora fino a fine 2025 per le villette unifamiliari con CILAS presentata). Le stufe elettriche, invece, non sono incentivate.

 

5. Efficienza Energetica, Isolamento E Buone Pratiche

Il costo della stufa elettrica non può essere analizzato isolatamente, senza considerare il contesto dell’involucro edilizio. Una casa ben isolata termicamente permette di trattenere più a lungo il calore prodotto, riducendo il tempo di accensione e dunque anche i consumi.

Isolare i cassonetti delle tapparelle, installare doppi vetri e sistemare eventuali ponti termici rappresentano interventi strategici per aumentare il comfort abitativo e abbassare i costi di riscaldamento.

Anche l’uso intelligente degli apparecchi è fondamentale. Ad esempio, utilizzare la stufa solo negli ambienti occupati, impostare termostati programmabili, e limitare la temperatura massima a valori ragionevoli (19-20°C) sono pratiche che possono fare una notevole differenza.

Inoltre, occorre ricordare che ogni kilowattora risparmiato non è solo un guadagno economico, ma rappresenta anche una riduzione delle emissioni di CO₂, contribuendo così agli obiettivi di decarbonizzazione fissati dal Green Deal europeo.

 

6. Evoluzione Normativa E Scenari Futuri

L’Italia, come il resto dell’Europa, si sta muovendo verso una progressiva elettrificazione dei consumi energetici, abbandonando gradualmente le fonti fossili. In questo contesto, l’uso della stufa elettrica potrebbe sembrare coerente con questa transizione. Tuttavia, bisogna distinguere tra elettrificazione efficiente (es. pompe di calore) e sprechi energetici (resistenze elettriche ad alta potenza).

Dal 2023, con l’abolizione dello Scambio sul Posto (SSP), molti utenti con impianti fotovoltaici hanno aderito al meccanismo del Ritiro Dedicato o al più recente Servizio di Autoconsumo Diffuso (Comunità Energetiche), che favoriscono la produzione e il consumo locale dell’energia. In tal senso, l’uso di una stufa elettrica può avere senso solo se alimentata in autoconsumo da un impianto fotovoltaico con accumulo.

Inoltre, è bene sapere che le classi energetiche degli edifici sono oggi aggiornate e influenzano direttamente il valore commerciale degli immobili. A partire dal 2024, la nuova Direttiva EPBD IV impone standard minimi più severi per la riqualificazione energetica, rendendo indispensabile il miglioramento delle prestazioni degli impianti e dell’involucro edilizio.

 

7. Conclusioni: Quando Usare La Stufa Elettrica E Quando Evitarla

Usare una stufa elettrica per riscaldare ambienti circoscritti e per brevi periodi può essere una scelta sensata, soprattutto in case ben isolate, con impianti fotovoltaici attivi e nelle ore in cui l’energia costa meno.

Tuttavia, per riscaldare intere abitazioni o per utilizzi prolungati, il consumo elevato la rende una delle soluzioni meno vantaggiose dal punto di vista economico e ambientale.

Chi desidera contenere i costi in bolletta e ridurre la propria impronta ecologica, dovrebbe valutare soluzioni più efficienti come le pompe di calore, eventualmente abbinate a fotovoltaico con accumulo, e coadiuvate da interventi sull’isolamento termico dell’edificio.

Il futuro dell’energia domestica è nella digitalizzazione, nella domotica, nell’autoconsumo intelligente e nell’uso sinergico di tecnologie pulite. La stufa elettrica, se ben utilizzata, può ancora avere un ruolo, ma come complemento, non come protagonista.