Si Può Avere Una APE Di Classe A Se L’edificio È Senza Impianto Di Riscaldamento?

  1. Introduzione: il significato reale di “classe A”

Quando si parla di APE (Attestato di Prestazione Energetica) e di classe energetica A, l’immaginario collettivo tende a pensare subito a un edificio “perfetto”, dotato di tecnologie avanzate, impianti di ultima generazione e consumi prossimi allo zero. Tuttavia, la realtà normativa e tecnica è più complessa e spesso sfata luoghi comuni.

Un aspetto che genera molti dubbi tra proprietari e tecnici riguarda la possibilità di ottenere una classe A in un edificio privo di impianto di riscaldamento. L’idea diffusa è che l’assenza di un impianto penalizzi automaticamente la classe, relegando l’edificio nelle fasce energetiche più basse. In realtà, la valutazione energetica non è legata unicamente alla presenza di un impianto, ma a una serie di parametri, molti dei quali dipendono dall’involucro edilizio e dalle condizioni di calcolo stabilite dalla normativa vigente.

Oggi, con il passaggio alle nuove classi energetiche introdotte dalla normativa europea e nazionale, e con la sostituzione dello scambio sul posto con il meccanismo del Ritiro Dedicato o delle Comunità Energetiche Rinnovabili, è ancora più importante capire come si forma il punteggio energetico e quali fattori possono portare a un risultato sorprendente.

Per rispondere alla domanda iniziale, dobbiamo entrare nel merito di come si calcola l’APE, quali sono i parametri considerati e in che modo la normativa tratta gli edifici privi di impianto di climatizzazione invernale.

 

  1. Come funziona realmente il calcolo dell’APE

L’Attestato di Prestazione Energetica non è un giudizio soggettivo, ma il risultato di un calcolo normato. In Italia, le regole derivano dal quadro europeo (Direttiva 2010/31/UE e successive modifiche, tra cui la Direttiva UE 2018/844) e dalle norme nazionali, in particolare le Linee Guida Nazionali per la certificazione energetica aggiornate nel 2015 e integrate da vari decreti successivi, come il D.M. Requisiti Minimi.

Il calcolo si basa su un concetto fondamentale: l’edificio di riferimento. Si tratta di un modello teorico con le stesse dimensioni, forma, orientamento e destinazione d’uso dell’edificio reale, ma dotato di caratteristiche standard di isolamento e impianti conformi ai requisiti minimi. Il consumo energetico dell’edificio reale viene confrontato con quello dell’edificio di riferimento, e il risultato determina la classe energetica.

Anche se un immobile non ha impianto di riscaldamento, il calcolo non si ferma: il software di certificazione inserisce comunque un impianto convenzionale ai fini del confronto. Questo avviene per evitare che un edificio venga classificato “artificialmente” in una classe migliore solo perché non consuma energia per un impianto inesistente.

Tuttavia, l’assenza di un impianto reale non significa automaticamente una penalizzazione estrema. Se l’involucro edilizio — pareti, coperture, serramenti — ha prestazioni molto elevate e garantisce dispersioni termiche minime, il fabbisogno energetico calcolato può essere così basso da collocare comunque l’edificio in classe A.

È quindi fondamentale capire che la classe energetica non misura soltanto il consumo reale, ma un consumo “normalizzato” calcolato in condizioni standard. In questo senso, un edificio passivo o quasi passivo, anche senza impianto, può avere valori di fabbisogno di energia primaria inferiori alle soglie previste per la classe A.

 

  1. Edifici senza impianto: la questione normativa e pratica

Gli edifici senza impianto di riscaldamento non sono un’eccezione rara. In alcune zone climatiche italiane, specialmente in fascia A o B (come località costiere della Sicilia, della Sardegna o della Liguria), la necessità di riscaldamento è talmente ridotta che spesso non si installa alcun sistema fisso, affidandosi eventualmente a stufe mobili o climatizzatori portatili per le giornate più fredde.

La normativa prevede che in questi casi, ai fini dell’APE, il tecnico inserisca un impianto fittizio corrispondente ai requisiti minimi della zona climatica, in modo da effettuare un confronto corretto. Tuttavia, questo non è necessariamente penalizzante: se l’involucro è altamente prestazionale, il fabbisogno stimato sarà comunque molto basso.

Esistono poi edifici che, pur essendo privi di impianto, sono stati progettati secondo i criteri della bioedilizia o della progettazione passiva. In questi casi, la disposizione degli ambienti, l’orientamento, l’uso di masse termiche, l’isolamento spinto e la ventilazione naturale permettono di mantenere temperature interne confortevoli senza ricorrere a impianti tradizionali. Un esempio tipico è la Passivhaus, che in climi temperati può funzionare tutto l’anno senza un vero impianto di riscaldamento, e che spesso supera le prestazioni richieste per la classe A.

Dal punto di vista pratico, però, c’è un aspetto da non trascurare: avere un’APE di classe A non significa necessariamente che l’edificio sia comodo in tutte le condizioni climatiche reali. In alcune giornate invernali particolarmente fredde, un’abitazione senza impianto potrebbe comunque richiedere sistemi di riscaldamento temporanei, anche se il calcolo energetico la colloca in una classe elevata.

 

  1. Perché si può arrivare alla classe A anche senza riscaldamento

Il motivo principale per cui è possibile ottenere una classe A anche in assenza di impianto di climatizzazione invernale risiede nella qualità dell’involucro. I fattori che incidono maggiormente sono:

  • Trasmittanza termica molto bassa di pareti, tetti e pavimenti
  • Serramenti ad alte prestazioni, con vetrocamera basso emissivo e telai a taglio termico
  • Assenza di ponti termici o loro riduzione al minimo
  • Tenuta all’aria dell’involucro e ventilazione controllata
  • Apporti gratuiti da sole e guadagni interni

Quando queste condizioni sono ottimali, il fabbisogno energetico invernale diventa talmente ridotto che il consumo di energia primaria, anche calcolato con un impianto fittizio, scende al di sotto delle soglie richieste per la classe A1, A2 o addirittura A4 secondo le attuali classificazioni italiane.

Un caso emblematico si verifica negli edifici NZEB (Nearly Zero Energy Building), ormai obbligatori per le nuove costruzioni. Questi edifici hanno fabbisogni talmente bassi che l’impianto di riscaldamento diventa marginale. In alcune situazioni climatiche favorevoli, un NZEB potrebbe essere realizzato senza un impianto tradizionale, mantenendo comunque prestazioni da classe A.

È interessante notare che la classificazione non valuta la “presenza” di comfort in tutte le condizioni reali, ma la capacità teorica dell’edificio di mantenere un determinato livello di efficienza. Per questo, tecnicamente, un edificio senza riscaldamento può risultare di classe A, anche se in pratica potrebbe richiedere un minimo di integrazione termica nei periodi più freddi.

 

  1. Considerazioni finali: tra teoria, comfort e mercato immobiliare

Dal punto di vista normativo e tecnico, , è possibile ottenere un’APE in classe A per un edificio senza impianto di riscaldamento. Questo accade soprattutto quando l’involucro edilizio ha prestazioni eccezionali e il fabbisogno calcolato rientra nelle soglie più alte di efficienza.

Tuttavia, bisogna distinguere tra la valutazione energetica teorica e il comfort reale. L’APE fotografa una condizione standardizzata, non necessariamente identica all’esperienza quotidiana di chi vive nell’edificio. Un immobile privo di riscaldamento può essere perfetto in termini di consumi teorici, ma potrebbe non garantire la stessa sensazione di benessere termico in giornate particolarmente fredde o umide.

Dal punto di vista del mercato, poi, la questione è duplice. Da un lato, una classe A attira acquirenti e può aumentare il valore di vendita o locazione; dall’altro, un potenziale compratore attento potrebbe chiedersi come sia possibile avere quella classe senza un impianto, e valutare se dovrà affrontare spese aggiuntive per installarlo. In questo senso, la trasparenza nelle informazioni fornite è fondamentale.

In prospettiva, con l’evoluzione normativa e l’avvicinarsi degli obiettivi europei di neutralità climatica, il concetto stesso di impianto di riscaldamento potrebbe diventare secondario in alcune zone climatiche, sostituito da soluzioni ibride, accumuli termici, ventilazione meccanica con recupero e un involucro super-isolato.

In conclusione, il binomio “classe A” e “assenza di riscaldamento” non è affatto un paradosso: è semplicemente il risultato di un calcolo normato che premia la qualità dell’edificio, indipendentemente dal fatto che disponga o meno di un impianto tradizionale.